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Parole di poco tempo fa…

Testo critico

Ossimori
di Gianluca Marziani

Non esiste pensiero evolutivo senza la libertà della sua piena realizzazione


Dario Carmentano lavora sui simboli ad alto valore antropologico, su icone sacre, oggetti di culto ma anche su parole e parolacce di forte impatto socioculturale, a riprova di un’analisi minuziosa della devozione collettiva e del rito sociale, della cultura popolare e dei suoi risvolti più veritieri. L’artista guarda al valore risanato e primordiale dei simboli, al ragionamento sulle radici fonetiche e culturali di una frase, al cuore di tante icone che spesso non percepiamo nella loro integrità originaria. Per farlo usa un atteggiamento ironico e dissacrante, ribaltando le ovvietà popolari (e spesso populiste) con senso umanistico, rispetto dei modus e sintetica calibratura visiva. Gli stessi linguaggi, un mescolamento mai dogmatico di manualismi e tecnologie semplificate, confermano la forza morale di un viaggio che attraversa il tempo storico senza alcuna paura del dubbio.

DARIO CARMENTANO ovvero DC, ovvero D.C. Dopo Cristo, Dubbio Carmentano, Del Carmentano, Dopo Carmentano (Democrazia Cristiana proprio no, per favore)… sempre dopo il fatto "delittuoso", dopo l’evidenza del reale, dopo la retorica del messaggio popolare, dopo il dilemma iniziale. Un pensiero dopo una prima immagine, compiuto per ricreare il secondo livello di un’apparizione visuale che diventa opera aggressiva e trasgressiva, violenta eppure sentimentale, cruda e sanguinosa dentro la sua sintesi di emozioni e conflitti.

Gli artisti eticamente corretti non hanno paura di confrontarsi coi grandi temi collettivi. Sfidano le forme dialettiche, gli archetipi linguistici, i simulacri e le icone. Giocano con la verità (relativa) per relativizzare le risposte (creative) e rafforzare il dubbio della domanda.

Quali entità collettive scatenano il più elevato numero di interrogativi? Ovviamente S +&+ R, scritto come fosse una formula tra matematica e follia (perché di delirio ormai si tratta, le cronache parlano chiaro e i risultati parlano scuro). Sesso da una parte. Religione dall’altra. Come due poli antitetici ma adiacenti che determinano dinamiche politiche, ragioni governative, autarchie e oligarchie, incidenti diplomatici, deliri individuali…

Combinazione sociale di Sesso + Religione = esplosioni psicotiche di isterie moralistiche che aggrediscono la morale per rigirarla in pura moralità indecorosa (immaginate i soliti bigotti da populismo vespiano e capirete l’enfasi contrariata, ai limiti del comico, della frase da guerriglia dialettica militante). Adesso cambiamo toni (più normalità ma di quale tipo?) per immaginarci una cena con persone adeguate, quelle che vivono la libertà come principio definitivo (?) di una democrazia realmente evoluta (??). La nuova frase, pur cambiando modi formali, non modificherebbe un particolare: che i due argomenti si erigono al centro dell’umanità. Nel bel convivio diciamo che non aleggiano moralismi eppure, entrando nelle teste altrui, vedremmo che non sussiste indifferenza. Sesso e religione, soprattutto quando vanno in collisione, scatenano pensieri e attivismi di ogni genere, violenze verbali e colluttazioni, incidenti e accidenti, bestialità ed altro. Ma anche (e qui nasce lo sguardo dei sani, non dei normali che restano materia oscura - chi è normale, alla resa dei conti? - ma dei sani) cose bellissime ed importanti, valori universali di quell’umanità che vive i due momenti con sacralità spirituale, libertà interiore, intensità del momento, attinenza individuale. Il sesso rappesenta la libertà del corpo (con una presenza consistente della mente visionaria e desiderosa) che segue le traiettorie degli istinti. La religione rappresenta la libertà dello spirito che segue le traiettorie della ragione. Così dovrebbe essere in una società sanata che ha metabolizzato Eschilo e la storia democratica di Oreste. Così purtroppo non accade, a conferma che la Storia non sempre insegna ma spesso alimenta l’oblio nella mente debole. Sesso e religione sono due detonatori universali attorno ai quali si muovono tutte le dinamiche individuali e comunitarie. Due poli della civiltà che nelle grandi culture antiche (alcune, ovviamente) si mescolavano in maniera battesimale e rinnovatrice. Chissà che un eccesso di tecnologia non abbia abbassato il testosterone della pura bellezza?

Censura...

…impalpabile coacervo di pressioni che DC sfida a ritmo continuo, soprattutto quando usa l’intuito creativo per seguire la necessità del messaggio. Solo un percorso necessario, ricordiamolo, crea aperture definitive all’opera d’arte. La giusta via sta proprio nel legame tra la necessità individuale (l’artista che deve creare) e la sintesi efficace di un’intuizione espressiva. DC agisce su questo diaframma ipersensibile, creando opere che hanno un supporto iconografico diretto e di solido impatto, proprio perché il codice censorio si rompe con una comunicazione chiara e un sottotesto montante.

Valore antropologico

Natura umana e radici individuali sono la solida piattaforma su cui cresce il lavoro di DC. Sicuramente conta moltissimo Matera nella sua formazione visiva. Ha senso parlare di energia spirituale del luogo, di tensioni nascoste che riaffiorano di continuo, scivolando nelle arterie dei pensieri, nel sangue della formulazione, nei muscoli dell’opera finale. Crescere nei Sassi significa percepire in maniera anomala il contrasto tra antichità e progresso. Significa muoversi dentro una storia millenaria che diviene la tua abitazione, il tuo pavimento e soffitto, il tuo mondo sensoriale e intellettuale. Qualsiasi linguaggio venga prescelto, l’artista lo irrora di una particolare densità antropologica, un humus primordiale che agisce sulla crescita universale dell’icona.

Icone

DC lavora sulla rielaborazione aperta di icone ad alto volume etico. Linguaggio dopo linguaggio, conta il ribaltamento semantico che l’immagine opera sul fruitore. Analizzi l’opera e riconosci diverse forme del presente: un richiamo alla carta stampata, un altro alla televisione, altri ancora al web, alla sottocultura turistica, ai culti popolari e religiosi, alla pornografia più banale… tutto appare per esserci e divenire altro da sé.

Aura dell' opera

L’opera come catalizzatore dove l’immagine distilla il fruttuoso e complesso seme del dubbio. DC attraversa l’ovvio e il visibile sotto angoli insospettabili, segreti, unici. Ma come ogni viaggiatore verso la meta, agisce sotto il peso di spinte censorie. Deve difendersi per tutelare la realizzazione fisica di quel suo pensiero. Con un vantaggio, però, che riguarda l’omertà altrui attorno al proprio esprimersi. DC gode di quella libertà non comune, derivante dalla pellicola protettiva che avvolge l’immagine artistica. Chiamiamola aura dell’opera, un qualcosa di indefinibile che conduce alla conoscenza attraverso la sintesi. Una pellicola salvifica che svincola i temi scottanti dai percorsi giuridici (quasi sempre) e dalla morale applicabile alla cronaca prosaica (sempre). Atti sessuali, trasgressioni iconoclaste, violenza fisica, ambiguità dei comportamenti, maleducazioni varie: solo l’arte visiva permette di indagare, attraverso la purezza iconografica, il nobile e l’ignobile, la norma assurda e le assurdità normali, il noto e l’ignoto, il bellissimo e il bruttissimo. Un vantaggio sempre più prezioso, da tutelare contro qualsiasi limitazione esterna.

Contestualizzazioni aperte

Ci sono casi particolari che contestualizzano il progetto di DC. Quando, ad esempio, il tema della censura scatena una riflessione tautologica sulle barriere imposte. E qui funziona la provocazione laterale e implicita, dando un messaggio d’autore che rompe lo scopo censorio mentre simula il vincolo dentro l’opera. Pensiamo a Julia Scher che racconta il controllo sociale attraverso installazioni a circuito chiuso di taglio lynchiano. Oppure a “The File Room” di Antoni Muntadas, uno spazio kafkiano con 800 archivi metallici e otto Macintosh in rete per accedere ad una raccolta con casi di censura in ambito culturale. Due modalità esemplari che rendono la censura un tema linguistico e non più un’influenza negativa sul linguaggio.

Autolimitazioni (che non riguardano DC)

Ci sono, di contro, i casi di artisti che si autolimitano per ragioni contestuali, evitando quel radicalismo ideativo che mette un blocco al pensiero: ed ecco che il meccanismo implode, proprio perché l’opera d’arte non sopporta qualsiasi forzatura (a differenza del cinema, ad esempio, in cui la quantità di contributi e il vincolo produzione/distribuzione possono asciugare l’origine progettuale). Il cinema italiano ha perso colpi nel momento in cui gli sceneggiatori hanno assecondato il linguaggio televisivo, copiato il passato senza scarto, frenato i temi forti di una cultura generazionale. Nei film proprio l’autocensura, confinante con la mancanza di coraggio autoriale, ha fatto danni gravi. Diciamo però che la creatività in genere non sopporta la mediazione forzata. A parte pochissimi casi in cui i vincoli limitativi vengono metabolizzati dentro la dominante bulimica dell’idea. L’idea forte può allora inglobare il condizionamento esterno, talvolta diventare un balsamo stimolante. Però devi saper manipolare il meccanismo con sapienza estrema. E soprattutto, dovrà restare il tuo pensiero al centro dell’organigramma espressivo. 

Genius loci (che riguarda DC)

Una censura invisibile riguarda il temibile morbo del globalismo linguistico, un “virus” creativo che influenza e indebolisce l’espressione visiva. In poche parole, vediamo un atteggiamento, prima mentale e poi formale, che include svariati artisti sotto simili modelli elaborativi ed espressivi. Un approccio comunicativo che priva così le realtà geografiche di un imprescindibile “genius loci”. L’arte onesta chiede, al contrario, solide radici; vuole il senso della propria realtà e attitudine; cerca la sintesi profonda per comunicare un’esigenza individuale dalla valenza collettiva. L’opera non parla mai la voce monotematica del narcisismo sterile, né può copiare senza passaggi in avanti. Al contempo, l’opera non può nemmeno assecondare la “maleducazione” di un pubblico impreparato al rischio. Ogni immagine artistica include il coraggio e la forza, la bellezza e l’utilità di nuove domande. Spalanca varchi attraverso minime scariche che si sedimentano dentro la memoria. La conseguente risposta vive negli occhi, altrettanto coraggiosi, del fruitore, nella disponibilità a vedere oltre l’epidermide, nel modificare la propria vita attraverso sublimazioni del vero che chiamiamo opera d’arte. 

Contestualizzazioni adiacenti

Un crocifisso immerso dentro l’urina. Una Madonna sopra un tombino trafitta da un grosso tubo. Andres Serrano prima, Robert Gober dopo: per raccontare il cortocircuito tra santità e sacrilegio, tra cielo e sangue, tra spirito e carne pulsante. Due ipotesi che sono, in fondo, l’ingresso catartico della vita prosaica dentro il corpo della sacralità. Due immagini mozzafiato che parlano di censura impossibile, proprio perché la libertà vive nei circuiti della mente, nel pensiero e in ogni istinto. Sono tante le immagini estreme che scorrono nell’arte contemporanea. Alcune mozzafiato, ad esempio i freaks deformi nei barocchismi fotografici di Joel-Peter Witkin; altre sconvolgenti come l’analisi di un cadavere che avvicina la fotografia di Dino Pedriali alle perfezioni sublimi di Mantegna; altrettanto dirompenti e “classiche” le foto di Andres Serrano coi cadaveri di un obitorio newyorkese e alcuni atti di sesso estremo. Sesso e morte, comunque e sempre: a conferma che i poli della libertà si misurano tra Eros e Thanatos, dove penetrazione e scomparsa determinano l’erotismo della curiosità altrui.

Sono alcuni esempi in cui il sesso e la sessualità vengono filtrati nei processi tecnici che rispecchiano un preciso intento mentale. A conferma che l’immagine attuale chiede passaggi ulteriori e angolazioni innovative. Evoluzioni visive in cui si abbatte la censura con l’adattamento al proprio tempo, ai valori in corso e alle esigenze di una cultura contaminata. Ed è ciò che accade davanti al percorso di Dario Carmentano, al suo continuo prelievo dal reale di immagini popolari, retoriche, ai confini dell’osceno televisivo. Potrebbe bastare una puntata de "La Vita in Diretta" per raffigurarvi il bacino implicito su cui l’artista instilla un veleno demistificatorio. Un mondo volgare nella sua esibizione di falsità domestiche ed esibizionismi patetici. Un piccolissimo mondo antico per piccole ambizioni mediatiche, regno del grottesco felliniano che DC mastica e metabolizza con sarcasmo acido, ironia feroce e adeguato cinismo. 

Ossimori


Dal voc. Zingarelli: "Figura retorica che consiste nel riunire in modo paradossale due termini contraddittori in una stessa espressione…"
Che DC sia già un ossimoro? Che l’arte visiva sia un gigantesco ossimoro? Che normalità e follia siano un altro ossimoro? Alle vostre incertezze tutte le certezze del caso.

Usiamo bene la nostra vista. Lasciando scorrere l’immagine lungo le infinite geografie dell’immaginazione. Alimentando la libertà di chi indaga il mondo per capire l’inizio del proprio disagio. Confrontandoci con qualsiasi nuova sfida in cui le vecchie regole trovano altre soluzioni. DC agisce in un flusso discordante che prende direzioni capillari. Denuda i corpi e la religione, indaga la morte al lavoro, stuzzica il maligno e l’assurdo, copula con la bellezza e la bruttezza, ribalta tradizioni e tradimenti... campi tematici che di solito alimentano la pressione esterna, l’ira censoria, il moralismo malato, l’infondata paura sociale. Campi della vita che conducono avanti il pensiero sano, il coraggio della crescita, l’energia della bellezza dentro al quotidiano.

Buona visione in evasione. Che la fuga sia nei vostri animi. 

Extracreato

Testo critico

Extracreato

di Gianluca Marziani

 

SACRALISMI

BELLINGERENZE

PARABOLE RETTE

Gianluca Marziani

 

EXTRACREATO è un luogo ideale dove accadono alcuni

eventi visivi non comuni ma comunicativi. Uno spazio

di riflessione morale che coglie la domanda sospesa,

il dubbio amletico tra cronaca e storia, l’interrogativo

sulle distanze/vicinanze tra bene e male. DARIO CARMENTANO

ci conduce in un percorso installativo di icone

polarizzanti, colpi secchi che impattano sul nostro

sguardo in direzione del pensiero forte.

L’opera EXTRACREATO è un doppio cartello stradale

dove la fine del Regno di Dio coincide con l’ingresso

metafisico nell’Extracreato del titolo. Un neologismo

dialettico per alludere ad un rinnovamento etico che

non si limita alle divisioni canoniche ma supera l’ordine

naturale delle cose. L’opera si assume le ragioni dell’intero

progetto, aprendoci la soglia del dubbio, del ribaltamento

di ogni falsa certezza. Sembra dirci che non

dobbiamo giudicare il mondo con dogmatismo e retorica,

proprio perché il mondo si rivolge ad ognuno di noi

con linguaggio specifico e richieste personali.

Lo spazio ridefinito della RELIGIONE

Lo spazio ridefinito delle IDEOLOGIE

Religione e ideologia sono i principali meccanismi con

cui il potere controlla l’umanità e ne regola ritmi e modi

quotidiani. Dogmatismo e retorica nascono sulla falsariga

di questi modelli collettivi, diventando parte in causa

nei tristi risultati che stanno devastando il pianeta.

Carmentano, mescolando sapienza compositiva e calibratura

ironica, affronta tutto ciò attraverso l’energia

interpretativa dell’immagine. Si affida al potere taumaturgico

dell’icona, alla veggenza innata del supporto

visuale, alla molteplicità semantica che possiede l’atto

estetico.

Una svastica di rose colorate domina la parete centrale

dello spazio. Appare con la potenza di una collusione

improvvisa. Campeggia sul muro con la sua simbologia

controversa e la sua quieta superficie floreale. Durissima

ma polivalente, drammatica e al contempo ambigua,

la svastica aziona il meccanismo etico del dubbio. Dobbiamo

valutarla nella sua positiva simbologia d’origine

o nella sua mistificazione nazista? Dobbiamo sfatare la

sua storia con l’ironia o eliminarla dallo sguardo collettivo?

L’arte si conferma il necessario punto di domanda,

un detonatore di interrogativi che direziona le valutazioni

non strumentali con una dialettica di ricostituzione

del pensiero. Sulle pareti lunghe del piano superiore si dispongono diversi

pezzi che rafforzano le evidenze morali del progetto.

PETROLIO SU TELA è una bandiera ripiegata e messa

in apposito contenitore, proprio come accade quando

muore un soldato e si offre la bandiera alla famiglia.

Doppio particolare: la scritta “In memory of George” (tipico

nome americano ma anche nome del Presidente)

e il forte odore di petrolio che l’opera emana. ROSARIO

è un classico rosario da preghiera realizzato con vere

pallottole. CREDO è la foto di un prete che fa il tipico

saluto militare. PAPÀ è la foto del padre di Carmentano,

ultraottantenne in posa con mitra e stola papale ma

fatte di cartone e scotch.

A ME! è la foto del gesto eucaristico con una moneta

al posto dell’ostia. GESÙ è la foto di un volto anziano

con una scritta in sovrimpressione: “Gesù all’età di 2007

anni”. LOVE STORY IN BAGDAD è l’immagine di due cigni

con altrettanti bersagli sul loro corpo, a conferma

di quanto i media rimandino immagini patinate delle

guerre. LAMEnto è la sagoma di un aereo trafitto da

un coltello, cortocircuito tra la lama che uccide e il lamento

di chi vive il dolore. BAGDAD è un video dove

l’autore, mentre riprende la Tv, emette fonetismi incomprensibili

che ripetono il sibilo di una bomba.

Nel piano inferiore della galleria si cambia registro con

il video G.P. MONTI (Gran Premio Monti? Galleria Pio

Monti?).

Sottotitolo: “la retta non esiste”, ovvero, una sorta di

gran prix mentale che riperimetra lo spazio attraverso

una ripresa elementare e il rombo del motore fatto con

la voce dello stesso artista. Dopo il carico propulsivo del

piano superiore diventa la catarsi d’uscita, la giusta decompressione

che ripulisce le scorie e ci rimette al centro

del nostro spazio intimo.

Words from not so long ago…

Critical text

Ossimori
by Gianluca Marziani

Evolved thought cannot exist without the freedom to develop fully


Dario Carmentano works with symbols of high anthropologic value, with sacred icons, with objects of worship, but also with words and swear words of strong socio-cultural impact, as proof of meticulous analysis of collective devotion and social rituals and of popular culture and it’s most truthful aspects. The artist looks to the most restored and primordial of symbols, to the reasoning of phonetic and cultural roots of a phrase, to the heart of many icons that we often don’t perceive in their original integrity. To do this, he uses irony and desecration, upsetting popular (and often populist) clichés humanistically, with respect to modus and concise visual calibre. The same languages confirm the moral strength of a trip that moves through our lifetime without any fear of doubt, a mixture that is filled with simplified technology and manualisms, yet without ever being overly dogmatic. 

DARIO CARMENTANO or DC, or D.C. Dopo Cristo (A.D. After Christ’s Death), Doubt Carmentano, Del Carmentano (Of Carmentano), Dopo Carmentano (After Carmentano) (Democrazia Cristiana, Christian Democracy, no please)… always after the rhetoric of the popular message after the initial dilemma. A thought after a first image, done to recreate the second level of a visual apparition that becomes an aggressive and transgressive work, violent and yet sentimental, crude and bloody in its synthesis of emotions and conflicts. 

Ethically correct artists aren’t afraid to confront great collective themes. They challenge dialectic forms, linguistic archetypes, symbolic images and icons. They play with the truth (relative), to make the answers relative (creative) and reinforce the question of doubt.

What collective entities trigger the greatest number of questions? Obviously S +&+ R, written as if it were a mathematical equation is crazy (because its delirium we’re talking about here, the news shows this clearly while the results of the equation aren’t so clear). Sex on one side. Religion on the other. Like two antithetical but adjacent poles that create dynamic politics, governing reasons, self-governments and oligarchies, diplomatic incidents and individual deliriums… 

The social combination of Sex + Religion = psychotic explosions of moralistic hysteria that assault morals turning them into pure indecorous morality (imagine the usual mainstream "FOX News" bigots and you understand the comical contrary emphasis of the dialectic, militant guerrilla phrase). Now lets change the tone, (more normality, but of what kind?) and lets imagine a dinner with the appropriate people, those who live freedom as a definitive principal (?) of a truly evolved democracy (??). Even if we modify formalities, the new phrase has one particular that would not change: the two arguments arise out of the center of humanity. One can say that moralisms don’t exist in beautiful conviviality yet, entering the altruist’s head, we can see that indifference doesn’t exist either. Sex and religion, especially when they collide, trigger thoughts and activism of all sorts…verbal violence and fights, incidents and accidents, bestiality and other things. But they also trigger, (and from this comes the look of the sane, not the obscurity of normal people - who is normal, after all? - but of the sane) beautiful and important things, universal values of humanity that live both moments with spiritual sacredness, interior freedom, the intensity of the moment and individual relation. Sex represents freedom of the body (with the consistent presence of a visionary and desirous mind) that follows the trajectory of instinct. Religion represents freedom of the spirit which follows the trajectory of reason. This is how it should be in a healthy society that has metabolized Eschilo and the democratic history of Oreste. Unfortunately, this isn’t what happens, which confirms that history doesn’t always teach us, but often feeds oblivion in the minds of the weak. Sex and religion are two universal detonators around which all individual and community dynamics move. Two poles of civilization that in great ancient cultures (some, obviously) mixed in a baptismal and renewing manner. Who knows whether or not excessive technology hasn’t lowered the testosterone of pure beauty?

Censure...

...an impalpable accumulation of pressure that DC continuously challenges, above all when he uses creative intuition to follow the necessity of the message. Let’s remember that only a necessary path can create definitive openings to works of art. The right way is exactly in the connection between the individual necessity (the artist who must create) and the efficient synthesis of an expressive intuition. DC works with this hypersensitive diaphragm, creating works that have direct iconographic support with solid impact, precisely because the censoring code breaks down with clear communication and a rising subtext.

Anthropological Value


Human nature and individual roots, are the solid platform upon which DC’s work is built. Certainly Matera has been very important in his visual training. It makes sense to talk about the spiritual energy of the place...of hidden tensions that continuously reappear, slipping through the arteries of thought, in the blood of formulation, in the muscles of the final work. To grow up in the Sassi means to perceive the contrast between antiquity and progress in an anomalous way. 

Icons

DC works on the open re-elaboration of icons of great ethical value. In language after language, what counts are the semantic overturnings which the images create for the viewer. One analyzes the work and recognizes different forms of the present: a cross reference to the printed page, another to television, yet others to the internet, to the tourist subculture, to popular and religious occult, to the most banal pornography...everything appears to be and become something more than it is.

The Aura of the Work

The work is used as a catalyst, where the image distils the fruitful and complex seed of doubt. DC gets at the obvious and visible, from secret, unique and unexpected angles. But like every traveller moving towards a goal, he works under the weight and pressure of censorship. He has to defend himself in order to protect the physical creation of his thought, but with an advantage regarding the altruistic code of silence of the underworld in which he expresses himself. DC enjoys that uncommon liberty, derived from the protective film that surrounds artistic images. Lets call it the aura of the work, an indefinable something that leads to consciousness through synthesis. A protective film that frees hot issues from juridical paths (almost always) and from the morals applicable to prosaic news (always). Sexual acts, iconoclastic transgressions, physical violence, behavioural ambiguity, various types of rudeness: through iconographic purity, only visual art allows investigation of the noble and ignoble, absurd norms and normal absurdity, the known and unknown, the truly beautiful and the truly ugly. It has an advantage that is ever more precious and which must be protected from any sort of external limitation.

Open contextualizations

There are particular cases which contextualize DC’s project. For example, when the fear of censorship triggers tautological reflections regarding imposed barriers. Here, lateral and implicit provocation works, sending the artist’s message, which breaks the censorship’s aim, while simulating restriction within the work. Think of Julia Scher who describes social control through closed circuit installations, David Lynch style. Or "The File Room", by Antoni Muntadas, a Kafkaesque space with 800 metallic archives and eight Macintosh computers on line to access a collection of censorship cases in cultural contexts. Two exemplar modalities that render censorship a linguistic theme without influencing language negatively any longer.  

Self Limitations (that don’t regard DC)

At the opposite end of the spectrum, there are cases of artists who limit themselves for contextual reasons, avoiding radical ideas that block thought: and here is where the mechanism implodes, precisely because works of art cannot sustain anything that is forced (unlike cinema, for example, in which the amount of funding and production/distribution restrictions can dampen the original project). Italian cinema lost hits when the writers supported television language, copied the past without deviation and blocked the strong themes of a generational culture. Films that are self-censored, bordering on a lack of courage by the author, have been gravely damaging. However, it can be said that creativity in general suffers forced mediation. Apart from a few cases in which limiting restrictions are metabolized within the dominant bulimic of the idea. Strong ideas can then encompass external conditioning, sometimes becoming a stimulating conditioner. But one must know how to manipulate the mechanism with extreme wisdom, and above all, one must put their thought at the center of the expressive organization chart. 

Genius loci (that do regard DC)

An invisible form of censorship regards the terrible disease of linguistic globalism, a creative "virus" that influences and weakens visual expression. In a few words, we see an attitude that is first mental and then formal, which includes various artists of similar elaborative and expressive models. A communicative approach that thus deprives the geographic reality of an indispensable "genius loci". Honest art demands, on the contrary, solid roots. It wants a sense of its own reality and attitudes. It seeks profound synthesis to communicate an individual need from the collective valence. Works of art never speak with the monothematic voice of sterile narcissism, nor can it copy without making progress. At the same time, art cannot uphold the "rudeness" of a public unprepared for risks. Every artistic image includes courage and strength, beauty and the utility of new questions. It creates great openings with minimal waste, which becomes sediment in the memory. The consequent answer lives within the eyes, even more courageous, of the viewer, in the capacity to see beyond the epidermis, in modifying one’s own life through sublimations of the truth that we call works of art.  

Adjacent Contextualizations

A crucifix immersed in urine. A Madonna on top of a sewer inlet pierced by a huge tube. First Andres Serrano, then Robert Gober: talk about the short-circuit between sanity and sacrilege, between heaven and blood, between the spirit and pulsating flesh. There are two hypotheses, deep down, the cathartic entrance to prosaic life within the body of holiness. Two breathtaking images that talk about impossible censorship, precisely because freedom resides in the circuits of the mind, in thought and in every instinct. There are many extreme images in contemporary art. Some are breathtaking, for example the deformed freaks of the baroquesque photographs of Joel-Peter Witkin; others are disturbing like the analysis of a cadaver that gets closer to the photo of Dino Pedriali; and others are sublime perfections like those of Mantegna; even more fragmented and "classic" are the photos of Andres Serrano with cadavers from a New York obituary and some acts of extreme sex. Sex and death, anyways and always: confirm that the poles of freedom are measured between Eros and Thanatos, where penetration and disappearing determine the eroticism of altruistic curiosity.

There are some examples in which sex and sexuality are filtered by technical processes that mirror a precise mental intent. This confirms that the actual image requires ulterior steps and innovative angles. Visual evolutions in which censorship is demolished with adaptations for one’s own time, for the values of today and for the needs of a contaminated culture. And this is what happens along Dario Carmentano’s path, from his continuous specimens of real, popular and rhetorical images to the limits of television obscenity. An episode of "La Vita in Diretta" would be enough to symbolize an implicit little taste of the demystifying poison which the artist instils. A vulgar world in its exhibition of domestic falsehood and pathetic exhibitionism. A tiny, ancient world for tiny, media ambitions, the grotesque kingdom of Fellini which DC chews and metabolizes with acid sarcasm, ferocious irony and adequate cynicism. 

Oxymorons

In the words of Zingarelli: "A rhetoric figure that is made from reuniting two contradictory words, paradoxically, into the same expression..." Is DC already an oxymoron? Is visual art a gigantic oxymoron? Are normality and folly other oxymorons? For personal certainty, there is all the certainty of chance.

Let’s use our sight well... Allowing the long images of the infinite geography of the imagination to flow.... Feeding freedom to he who investigates the world in order to understand the origins of their own discomfort... Meeting any challenge in which the old rules find new solutions. DC works in a discordant flow that takes capillary directions. He undresses bodies and religion, investigating death at work, he savours evil and absurdity, he messes around with beauty and ugliness, he overturns traditions and betrayals... thematic fields that usually feed external pressure, the wrath of censorship, sick moralism, unfounded social fears. Camps of life that drive sane thought forward, the courage to grow, the energy and beauty inside the day to day.

Wishing you a good tour and evasion.... That your escape may be within your souls.

Extracreato

Critical text

Extracreato

by Gianluca Marziani

 

SACRALISMS

INTERFERENCEWAR

STRAIGHTLINE PARABLES

 

EXTRACREATO (EXTRACREATION) is an ideal place where

visual events happen, in an uncommon, but communicative

way. A space for moral reflection which siezes

the unanswered question, the Hamletic doubt between

news and history, the question of distance and closeness,

between good and evil. DARIO CARMENTANO

takes us on an installation trip of polarized icons, sharp

blows that impact our glance and take us in the direction

of deep thought.

The work EXTRACREATO is a double “now leaving/now

entering” road sign showing where God’s Kingdom ends

and the metaphysical entrance into the Extracreato

begins. It is a dialectic neologism used to allude to an

ethical renewal which is not limited to canonical divisions,

but goes beyond the natural order of things. The

work supports the underpinnings of the entire project,

bringing us to the threshold of doubt, upsetting every

false certainty. It seems to tell us that we mustn’t judge

the world with dogmatism and rhetoric, precisely

because the world addresses each of us with a specific

language and with personal demands.

 

The space of RELIGION, redefined

The space of IDEOLOGY, redefined

Religion and ideology are the main mechanisms through

which the powerful control humanity and regulate

daily modes and rhythms. Dogmatism and rhetoric

come from the guidelines of these collective models,

becoming part of the cause of the sad results which

are devastating the planet today. Mixing composition

knowledge and ironic caliber, Carmentano confronts all

of this through the interpretive energy of the image. He

puts his faith in the wonder-working powers of the icon,

in the innate prophecy of visual support and in the semantic

multiplicity possessed by the aesthetic gesture.

A swastika of colored roses dominates the central wall

of the space. It appears with the power of a sudden secret

understanding. It camps on the wall with its controversial

symbolism and its calm floral surface. Harsh but

with multiple meanings, dramatic but at the same time

ambiguous, the swastika drives the ethical mechanism

of doubt. Should we evaluate it in terms of its positive

original symbolism or in terms of its Nazi mystification?

Should we unmask its history with irony or eliminate it

from the collective sight? Art is, as always, a necessary

source of doubt, detonating issues that guide non-instrumental

assessments by means of the dialectic of reconstructing

thought.

On the long walls of the upper level, there are various

pieces which reinforce the moral evidence of the

project. PETROLIO SU TELA (PETROLIUM ON CANVAS) is a

folded flag put in it’s appropriate container, just as what

happens when a soldier dies and the flag is offered to

the family. Double detail: the writing “In memory of

George” (a typical American name, but also the name

of the President), and the strong smell of petrolium which

emanates from the work. ROSARIO (ROSARY) is a

classic prayer rosary made from real bullets. CREDO (I

BELIEVE) is the photo of a priest doing the typical military

salute. PAPÀ (FATHER) is Carmentano’s father, an eightysomething

year-old posing with a sub-machine gun and

a papal stole, but made of cardboard and scotch tape.

A ME! (GIVE IT TO ME!) is the photo of the eucharist gesture

with a coin in place of the host. GESÙ (JESUS) is the

photo of an old man with the writing: “Jesus at the age

of 2007”, superimposed on top. LOVE STORY IN BAGDAD

is the image of two swans, both with targets on their bodies,

to confirm how the media shows us glossed over

images of war. LAMEnto (LAMEnt) is the outline of an airplane

stabbed with a knife, a short-circuit between the

blade that kills and the and the lament of the person

that feels the pain. BAGDAD is a video where the author,

repeats incomprehensible sounds that are like the explosive

hissing of a bomb, over TV footage of the war.

On the lower level of the gallery, the tone changes with

the tape of G.P. MONTI (Grand prix Monti? Pio Monti

Gallery?). The subtitle is: ‘straight lines don’t exist’, i.e., a

mental grand prix that shuffles space around by means

of a very simple shot with an underlying rumble of sound

track that is the artist’s voice. The upper floor’s powerful

message becomes a catharsis at the exit, a necessary

decompression that flushes out waste and repositions us

at the very center of our private space.